Se è vero che il nostro principale bagaglio di aggregazione deriva dalle scuole medie superiori, nelle quali nascono le maggiori battaglie di contestazione giovanile, allora non è difficile comprendere il ruolo particolarmente importante che spetta alle nostre organizzazioni studentesche, soprattutto in una stagione che, come questa, vede il ritorno dei grandi temi di politica estera al centro del dibattito studentesco. Il movimento no global, così come la contestazione pacifista al conflitto in atto, e il conflitto stesso, aprono il campo al ritorno delle nostre rivendicazioni storiche in tema di mondialismo e identità nazionale. La nuova aggregazione studentesca che ha caratterizzato la campagna, europeista prima e patriottica poi, portata avanti da Azione Studentesca all’indomani degli attentati dell’11 settembre, dimostra come la sensibilità patriottica mieta ancora proseliti nella fascia giovanile, accreditando il tema delle ‘patrie’ come contenuto centrale e identificante del nostro movimento. L’argomento ha peraltro le caratteristiche per essere strutturato a vari livelli, e riproposto sotto varie sfaccettature.
Dalla difesa delle identità nazionali dalla globalizzazione economica alla centralità dell’Italia e dell’Europa nel conflitto in atto, passando per la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica sui paesi – tutti schierati a sinistra - dove non esiste parvenza di diritti civili e politici, gli argomenti da sviluppare sono numerosi e decisamente identificanti. Alle iniziative legate ai “grandi temi” si aggiungono poi quelle proprie del sindacalismo studentesco, che in un momento come questo, che vede nascere la prima riforma della scuola di centro destra in Italia, assumono un’importanza estremamente rilevante. La credibilità della nostra organizzazione, che nel corso degli anni ha elaborato alcune delle proposte più innovative in tema di scuola è dimostrata dalle numerose rivendicazioni di Azione Studentesca accolte dal Ministro Moratti in occasione degli Stati Generali dell’Istruzione. Tra queste, la necessità di mantenere i licei a cinque anni, il potenziamento della media e la valorizzazione delle elementari contro l’unificazione del ciclo primario e il mantenimento dell’educazione fisica tra gli insegnamenti obbligatori. Per la prima volta, inoltre, dopo tanti anni una legge sull’istruzione rimette al centro del percorso scolastico "…formazione spirituale e morale, sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità locale e nazionale ed alla civiltà europea”, e si pone il problema di garantire, anche in un percorso di formazione professionale, “che i piani di studio contengano un nucleo fondamentale, omogeneo su base nazionale, che rispecchi la cultura, le tradizioni e l’identità nazionale”, come da nostra specifica indicazione. Queste alcune delle nostre vittorie, delle quali dobbiamo andare fieri. Vi sono certamente numerose altre battaglie da combattere, prime fra tutte la riforma dei programmi (finora è stato riformato il contenitore, ma il nostro giudizio dipende in primo luogo dal contenuto), l’abolizione del libro di testo obbligatorio, e la delicata questione della rappresentanza studentesca (il documento riporta una proposta molto precisa sul tema). Una cosa è certa. Il nostro bagaglio di esperienze, la nostra storia all’interno del movimento studentesco, la credibilità che abbiamo costruito negli anni rappresentano un valido biglietto da visita per portare le nostre rivendicazioni ai massimi livelli istituzionali, e per trasformarle in realtà. Saremo presenti in tutte le massime sedi di confronto, sempre pronti a esprimere il nostro parere, ma non saremo disposti a rinunciare alle nostre battaglie storiche. Il Ministro Moratti ha più volte dimostrato di essere disposta ad accogliere le nostre istanze. Questa occasione non possiamo e non dobbiamo farcela sfuggire.
Stabiliti i contenuti che caratterizzeranno il nostro operato, una riflessione doverosa riguarda gli strumenti che dovremo utilizzare per ottimizzare i risultati, sia dal punto di vista esterno (capacità di incedere nella realtà) sia da quello interno (necessità di produrre nuova aggregazione e nuova classe dirigente). Ripartendo dagli strumenti, ed in particolar modo dall’utilizzo delle manifestazioni di piazza. Chi ritiene che sia nostro compito tenere testa ad una sinistra che all’indomani della vittoria della Casa delle libertà alle elezioni ha utilizzato i cortei come principale mezzo della lotta politica, è fuori strada. Occorre tenere presenti le differenze che esistono tra noi e la sinistra, con particolare riferimento al mondo extraparlamentare e alla sinistra non istituzionale. La sinistra giovanile concepisce la manifestazione di piazza come obiettivo ultimo della lotta politica, poiché mira non già alla vera e propria aggregazione ma al coinvolgimento delle masse. Questo comporta due presupposti: da una parte la necessità di esemplificare i contenuti, sloganizzando in maniera estremamente strumentale le proprie rivendicazioni (cosa non molto difficile per chi da decenni mantiene la stessa simbologia e le stesse parole d’ordine, spesso stantie ma efficaci come qualunque “tormentone”), anche a costo di snaturarle, anteponendo la necessità dello scontro alla progettualità politica; dall’altra la priorità rappresentata dalla costruzione di un’ampia rete di contatti frutto non della politica ma della metapolitica. I centri sociali come luogo di aggregazione, la moda che distingue ‘i compagni’ conferendo loro un senso di appartenenza, il continuo fiorire di gruppi musicali, i cineforum, le radio, i servizi che la sinistra è stata in grado di fornire al mondo giovanile, puntando sui suoi principali interessi, sono il vero presupposto per la creazione di una organizzazione che rende estremamente semplice l’aggregazione - che avviene in un momento successivo - su temi politici. Noi rappresentiamo un percorso ben diverso. In primo luogo, proprio perché consideriamo prioritario il progetto politico, non saremmo mai disponibili ad esemplificare i nostri contenuti tanto da snaturarli, o da rinunciare ad una parte di essi, con il risultato che i nostri messaggi sono spesso molto complessi da tramutare in slogan; del resto, la grandezza del nostro ambiente è rappresentata dalla capacità continua di mettersi in discussione, attualizzando le proprie parole d’ordine, i propri simboli, le proprie analisi, come è giusto che sia per un mondo che ama definirsi all’avanguardia; in secondo luogo perché identifichiamo nel mondo giovanile il principale canale per veicolare la nostra visione del mondo. Il percorso che si trova ad affrontare un militante della nostra comunità, fatto di sacrifici e di rinunce, rappresenta un scelta di vita, ed è ben diverso da quello che si trova ad affrontare un giovane che frequenta un centro sociale. Attraverso l’aggregazione noi costruiamo la Nuova Italia, la sinistra l’elettorato. Se decidessimo di rincorrere o di copiare la sinistra, non faremmo altro che snaturare noi stessi. Nella nostra concezione, la manifestazione di piazza è solamente uno dei tanti strumenti da utilizzare, non un fine da perseguire. Tuttavia alcuni correttivi al nostro operato risultano necessari. Quello che manca alla nostra organizzazione è la capacità di creare un vero e proprio percorso metapolitico parallelo e funzionale a quello politico. Inutile ricordare come sia imprescindibile per noi utilizzare tutti gli spazi aggregativi che ci vengono offerti (il DPR 567 di Berlinguer nacque da una nostra rivendicazione…). La possibilità di costituirsi associazione (di studenti o ex studenti) in ogni singola scuola proponendo progetti ed iniziative da portare avanti nell’orario extracurricolare, e la centralità del ruolo che le consulte degli studenti rivestono nel dibattito studentesco e nell’aggregazione giovanile sono strumenti fondamentali del nostro agire politico. In secondo luogo occorre modificare radicalmente il nostro disinteresse nei confronti delle nuove tecnologie e dei nuovi strumenti di comunicazione. Se pensiamo che i volantini e i manifesti siano ancora sufficienti alla nostra attività, siamo anni luce dall’obiettivo. Nostra principale preoccupazione nei prossimi mesi deve essere quella attirare l’attenzione degli studenti sulla rete, attraverso un sito Interenet capace di rappresentare un punto di riferimento per la comunità studentesca; immaginiamo un sito che non sia solamente una pagina Web dalla quale scaricare le nostre piattaforme o le foto delle nostre manifestazioni, ma un punto di ritrovo per tutti gli studenti, capace di offrire i servizi più disparati (dai riassunti alla compravendita dei libri usati, dalla consulenza per i rappresentanti degli istituti alla fornitura di tutta la legislazione scolastica; dalle programmazioni cinematografiche agli appuntamenti musicali; dalle chat ai forum di discussione su varie tematiche). Questo progetto ambizioso impone la necessità di una vera e propria redazione, composta principalmente dai nostri studenti, e rappresenta il presupposto di tutte le altre iniziative. Questa la grande sfida che ci aspetta nei prossimi mesi. Un percorso nuovo, lungimirante, il cui obiettivo finale è quello di riuscire a rappresentare il principale referente di quel mondo studentesco che abbiamo saputo rappresentare con costanza e coerenza.
|