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Occorre innanzzitutto rilevare come l’istituzione Università stia diventando, un interlocutore di primo piano. I numerosi rappresentanti eletti nei vari organi danno forza alle nostre proposte e sono gli intermediari necessari per mettere in relazione il nostro mondo con quello degli Atenei. L’Università è, da sempre, il luogo fisico dove nascono nuove sintesi, nuove correnti di pensiero, nuove visioni del mondo: è il “laboratorio culturale” di una Nazione; è il naturale terreno di confronto delle nuove idee e spesso negli atenei sono nati e si sono sviluppati movimenti caratterizzati da una forte connotazione politica. I movimenti universitari, nella storia, si sono distinti come avanguardie: aule, biblioteche, mense, corridoi, sono tutti luoghi nei quali ognuno di noi deve “catturare” altri studenti per ampliare il più possibile il nostro fronte. “Quando parlate non cercate di convincere ma di risvegliare” ammoniva De Benoist: mai come in questo frangente è necessario tenere bene a mente queste parole e dare loro concreta attuazione. Una riflessione va fatta sugli strumenti della nostra politica universitaria, che si è sempre sviluppata su quattro piani: da una parte sindacalismo studentesco e metapolitica, per essere “studenti tra gli studenti”, dall’altra cultura e tematiche politiche propriamente dette, fondamento ultimo del nostro agire. Il sindacalismo studentesco è il principale mezzo che abbiamo a disposizione per arrivare agli studenti universitari, che sentono forte il bisogno di essere “accompagnati” nel loro percorso. Negli atenei si entra in un mondo diverso, grande e caotico, nel quale ci si sente spesso solo un numero di matricola. E allora volantini, petizioni, le mozioni nei consigli di facoltà e gli altri strumenti classici di rivendicazione, diventano elementi fondamentali per risolvere questioni che interessano tutti; diventare punto di riferimento ci darà maggior credito quando dovremo affrontare tematiche politiche non strettamente riconducibili all’università. Accanto al sindacalismo si pone la metapolitica per caratterizzarci come studenti originali, per ricreare un tessuto comunitario e per liberare l’università dalla concezione materialista e utilitarista, che la intende solo come esamificio e luogo dove trascorrere il minor tempo possibile. In ogni nostra azione dobbiamo rappresentare il modello comportamentale che ci contraddistingue, e a tal riguardo è importante il rilancio forte dello spirito goliardico. Creare una serie di eventi goliardici ci aiuterebbe a costruire, dalla forte aggregazione che ne deriva e dall’immagine che si offre, un’antropologia alternativa a quella triste e seriosa della sinistra istituzionale e a quella devastatrice dei no-global. Dai precedenti governi Azione Universitaria ha ottenuto: eliminazione della tassazione I.R.A.P dalle borse di studio, ciò ha provocato un recupero dell’8% delle risorse disponibili; borse di studio per gli Italiani di Istria Fiume e Dalmazia con graduatorie separate da quelle degli altri extracomunitari; difesa professioni intellettuali dalla rovinosa riforma voluta dal Ministro Zecchino con il DPR n° 328/2001; rimborso spese di viaggio per gli studenti che prendono parte alla mobilità internazionale (progetti Erasmus, Leonardo, etc); valorizzazione delle associazioni studentesche universitarie.
Applicazione della riforma all’interno degli Atenei
La ricezione del 3+2, con tutte le novità che gravitano attorno ad essa, è avvenuta nell’università italiana con risultati diversi: si registrano piccoli atenei, come Pavia e grossomodo Messina, che hanno interpretato al meglio le nuova legge, per contro altri atenei come Napoli ed alcuni del nord Italia continuano a presentare problemi. Gli studenti sono stati protagonisti in questi anni di cambiamento nella difesa e nell’affermazione dei loro diritti. La riforma deve rispondere a molte questioni ancora irrisolte, oltre a mettere lo studente, come soggetto autonomo di un sistema che dovrà ampliare la propria capacità d’accoglienza e di formazione, al centro dell’istituzione Università. In merito all’applicazione della riforma universitaria sarà opportuno puntualizzarne alcuni aspetti: modalità di passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento: l’attuale legge non fissa un termine ultimo entro il quale si debba, se si vuole, passare dal vecchio al nuovo ritenendo che il passaggio possa avvenire in qualsiasi momento. Riteniamo necessario per evitare i disagi, laddove sarà possibile, mantenere corsi e programmi di insegnamento separati e modalità di verifica diverse. creazione di commissioni paritetiche per la gestione del passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento da parte degli studenti, commissione coadiuvata dal personale tecnico amministrativo.
D.S.U.
Per quanto riguarda il dibattito sul DSU, è sottinteso dire che vi è una profonda inadeguatezza delle risorse e delle strutture per la sua piena realizzazione in Italia. La programmazione degli interventi dovrà essere concepita con l’ottica di ottimizzazione dei costi di gestione delle strutture esistenti ed abbattimento dei costi fissi per favorire una maggiore disponibilità economica per interventi mirati, anche attraverso la realizzazione dei servizi. L’eliminazione dei criteri di merito da parte del precedente Governo ha prodotto un numero spropositato di aventi diritto alle sovvenzioni, per i quali non vi potranno essere risorse sufficienti. Al fine di realizzare concretamente la tutela del Diritto alla studio, con la valorizzazione dei meritevoli è necessario che il voto degli esami di profitto e l’ordinatorietà degli esami siano indici per la definizione delle graduatorie. Esistono organizzazioni studentesche , esistono gli Enti e le aziende per il Diritto allo Studio Universitario, vi sono le amministrazioni comunali, regionali e d’ateneo; ognuno di questi organismi ha delle competenze specifiche e possiede quelle conoscenze che possono essere usate per risolvere i tanti problemi che affliggono gli atenei. Fino ad oggi, in molte realtà, questi Enti hanno seguito linee diverse e frammentarie, senza un reale coordinamento che sarebbe risultato utile non solo per le università, ma anche per le città che ospitano gli atenei. Noi crediamo che ad una crescita qualitativa e recettiva degli atenei, debba corrispondere anche una crescita del tessuto economico cittadino; ad esempio alcuni comuni si sono resi conto di disporre di un importante patrimonio ed hanno favorito politiche di ricezione universitaria al fine di promuovere lo sviluppo degli Atenei e delle stesse città. Su queste tematiche siamo pronti a confrontarci apertamente con il Ministro Moratti e con le altre associazioni universitarie, consapevoli di ciò che abbiamo rappresentato e che aneliamo a rappresentare.
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