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Prima di qualunque esposizione di idee, progetti, necessità ed ambizioni, occorre che Azione Giovani, seppur brevemente, si racconti a sé stessa, al proprio partito, alla propria generazione, alla propria gente. L'attualità, la necessità di concretezza e le responsabilità del momento storico esaltano l’esigenza da parte di questa organizzazione di rappresentare il proprio ruolo con pensieri forti. "Comunità" e "Ribelle", le parole del titolo, non sono scelte a caso: sono parole in grado di raccontare nel contempo le mille storie del nostro passato e le mille aspirazioni del nostro futuro. Sono concetti che motivano il nostro impegno politico quotidiano nelle scuole e nelle università, nelle sedi e nelle strade delle nostre città, negli organi istituzionali ad ogni livello. Il Ribelle, per essere subito chiari, non è il cretino variamente "bucherellato", che parla come un povero dislessico, che si rimbambisce di spinelli, che forza le zone rosse, verdi. lilla, ecc.., che partecipa a qualunque tipo di sciopero, per qualunque motivo, che ogni tanto aggredisce qualcuno all'università in nome dell'anziana "pregiudiziale antifascista" o che magari pensa che con le pistole si sia ancora in tempo per fare la rivoluzione. "Il Ribelle è colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà. Ed in questa nobile parentela con la libertà recupera il proprio destino e si apre all'altro" E. Jϋnger. Ribellarsi significa per noi fare politica, impegnarsi per la propria gente anche quando può apparire inutile, noioso, difficile e rischioso. Ribellarsi non ad un potere costituito, ma a uno stile di vita, ad un modello di società che appiattisce le coscienze. Nell’accezione Jüngeriana, dunque, il Ribelle non è colui che lancia bottiglie molotov contro i palazzi del potere, ma colui che ogni giorno costruisce un’alternativa concretizzando le proprie idee. Ed è questo il compito del Governo Berlusconi, un compito che vogliamo contribuire a portare a termine. Ribellarsi significa scegliere. Recuperare, nella prospettiva desolante di una globalizzazione nella sua accezione peggiore - divoratrice di coscienze, culture e prosperità - il senso della scelta come atto creativo di identità. Un atto di libertà, una risposta alla perdita di senso e al nichilismo. Scegliere l'identità equivale a comprendere che nulla nella vita passa senza lasciare traccia. "la scelta - dice Jean Servier - è tra un movimento diretto deliberatamente verso un traguardo previsto e la sottomissione passiva ad un progredire inesorabile, tra un modo di vivere carico di valori e un modo di vivere vuoto e senza senso". L'accettazione di una vita carica di valori e simboli rende la sfida più difficile, ma più avvincente. Il luogo naturale nel quale i valori della nostra tradizione si nutrono non può che essere quello della dimensione comunitaria. Anche la nostra progettualità non può ridursi all'impegno personale dei singoli, deve essere impostata come lo sforzo di un gruppo umano che in maniera corale cerca di raggiungere degli obiettivi condivisi. La Comunità non è un'insieme di individui ma di persone, cellule vive dotate di proprie straordinarie specificità, legate tra loro da vincoli naturali e volontari. La Comunità è soprattutto carne, vita, amore: fare politica significa rispettare questa concretezza fatta di uomini e di donne. Ci si impegna, strenuamente, per una comunità - sia essa la propria famiglia o i propri fratelli di destino - ma mai per un'idea. Jean Guitton scrisse: "...mille miliardi di idee non valgono una sola persona. Dobbiamo amare persone. E' per loro che bisogna vivere e morire." Idee, ideologie, rapporto con il sacro, nozione di giusto e ingiusto, bene e male, sono aspetti fondamentali dell'uomo e del suo vivere in comunità, che attengono alla sfera pre-politica della filosofia, della cultura, della religione, della visione del mondo - e solo in "seconda battuta" alla sfera politica. Chi nella propria visione del mondo pone al centro l'identità, la tradizione, la memoria storica, la cultura, in una parola l'appartenenza, non potrà che modulare conseguentemente la propria azione politica. La Comunità dei Ribelli è sempre in cammino, precorre i tempi. Rivendica il merito di aver anticipato molti dei temi oggetto del dibattito politico nazionale di questi tempi (globalizzazione, politica estera, istruzione ecc...), cerca nuovi sentieri da percorrere e tracce fresche che segnino presenze e possibili incontri. In questo continuo camminare Azione Giovani ha qualcosa in più: nel viaggio tumultuoso nel quale il superamento di sé stessi si scontra con le necessità del quotidiano, essa conserva gelosamente l'album fotografico dei propri ricordi; lo porta con sé nello zaino. Nella partenza da Lothlòrien, gli Elfi donarono alla Compagnia dell'Anello il lembas, il pan di via, simile a gallette ma "più nutriente di qualsiasi cibo fatto dagli uomini": esso sarebbe servito, nei momenti duri del viaggio, quando nella terra del Nemico le vettovaglie avrebbero scarseggiato... Per la Comunità dei Ribelli il lembas è la memoria. Le radici che si rinnovano continuamente nel confronto con il mondo, ma sono la fonte inesauribile di energia lungo tutto il viaggio. Il Ribelle non fugge dalla realtà, inseguendo l'utopia o il paradiso perduto, il Ribelle vive nella realtà ed i progetti e le idee che seguono lo dimostrano…
L’appuntamento di Bologna, secondo Congresso Nazionale di Alleanza nazionale, rappresenta un momento di confronto e di riflessione per tutto il partito, e in particolar modo per Azione Giovani. Numerosi scenari sono mutati dall’ultimo documento, scritto in occasione della Conferenza Programmatica di Verona, nel quale tiravamo le somme della nostra attività e prospettavamo le strategie per il futuro. Oggi, in particolare, Azione Giovani è l’organizzazione giovanile di un partito al Governo della Nazione, la principale della coalizione di governo, l’unica che vanta una storia e un’identità decennali. Sicuramente, Azione Giovani è l’organizzazione che più di tutte deve sentire in prima persona la responsabilità del momento storico che attraversa, deve “cogliere l’attimo” di una stagione politica che mai come ora può dare risposta ai sogni di tutti coloro che hanno creduto, e che credono, nella possibilità di restituire una speranza di cambiamento al popolo Italiano. Quale il nostro ruolo, quali i nostri obiettivi, quale il nostro futuro? Inutile ricordare come la nostra veste sia cambiata rispetto al passato, quando il nostro unico compito risiedeva nella difesa di un’idea, di un’identità, di una visione del mondo. Allora, quando tutto quello che ci veniva chiesto era la capacità di testimoniare la nostra esistenza, noi sognavamo un momento come quello che stiamo attraversando, che ci permettesse di “passare all’azione”, di trasformare quell’idea in atti concreti, in risposte da dare ai bisogni di quanti avevamo, e abbiamo, la presunzione di rappresentare. Ora quel momento è arrivato, e se non fossimo in grado di coglierne a pieno l’importanza, se non utilizzassimo ogni strumento che ci viene messo a disposizione, sarebbero vani il lavoro e i sacrifici di quanti hanno contribuito a portarci dove siamo. Dunque, il nostro ruolo principale sta nella capacità di offrire risposte, di concretizzare quella visione del mondo, di trasformare in iniziative le rivendicazioni che per anni abbiamo portato nelle piazze, di favorirne l’applicazione e giudicarne i risultati. Per questo abbiamo voluto incentrare la gran parte del nostro contributo al congresso di Alleanza nazionale su alcune delle tante proposte nate dal percorso della nostra organizzazione, dalla capacità di rappresentare le istanze e le necessità del mondo giovanile. Abbiamo voluto ricordare al nostro partito, al nostro Governo, i cui Ministri di Alleanza nazionale provengono in buona parte da un’esperienza giovanile, che la politica deve ripartire dalla volontà di restituire una speranza alle giovani generazioni. La nostra principale responsabilità, oggi, è quella di contribuire con le nostre idee e la nostra identità alle politiche del Governo, di indirizzarne le scelte modulandole sulle esigenze dei giovani, perchè l’esperienza e la competenza che abbiamo maturato, in tema di politiche giovanili, è una risorsa inesauribile alla quale attingere. Ma questa assunzione di responsabilità, seppure centrale, non esaurisce il nostro compito. Un’organizzazione che intenda realmente arrogarsi il diritto di rappresentare le istanze del mondo giovanile deve esserne il principale interlocutore, deve essere aperta, dinamica, attenta ai tanti bisogni che la nostra società sente, deve riuscire a calarsi nella realtà circostante, comprenderla, viverla. Noi, il movimento radicato e popolare per eccellenza, protagonista di intere generazioni, abbiamo tutte le carte in regola per vincere questa sfida. Noi che per primi abbiamo dimostrato di essere pronti a metterci in gioco, siamo l’antidoto alla stagione del disimpegno e dell’indifferenza. Noi siamo quel mondo che, più di ieri, deve permeare la società, rappresentare le categorie, gli studenti medi ed universitari, i giovani professionisti, i disoccupati, le giovani coppie ecc. Per fare questo c’è grande necessità di riscoprire, oltre alla sfera politica, quella metapolitica, che meglio della prima è capace di permeare la società attraverso le sue mille forme, la musica, il teatro, la formazione, l’associazionismo, l’impegno sociale, e quant’altro contribuisce alla crescita di un popolo. Tutto ciò senza smettere di essere “custodi dei valori”, di difendere quel patrimonio valoriale al quale attingere per non farsi inghiottire dalla quotidianità, dalla mera gestione, dai mille problemi quotidiani che sono la morte dello slancio, delle passioni, di quelle pulsioni che noi più di chiunque altro abbiamo il dovere di riportare al centro della politica. L’impegno per la costruzione di quell’Europa dei popoli che travalica interessi di carattere economico; la necessità di ribadire il primato della politica sull’economia nell’era della globalizzazione delle culture e delle tradizioni; l’importanza di rivendicare la ‘questione morale’ e la difesa del diritto alla vita; l’esigenza di mantenere al centro del nostro percorso l’amore per la propria terra e per la propria gente, la difesa delle identità e delle patrie; l’urgenza di riscoprire una solidarietà che vada oltre la squallida demagogia della sinistra e quella dimensione comunitaria che resta il migliore antidoto all’era dell’individualismo e del ‘nulla che avanza’. Ripartire dalla capacità di essere laboratorio politico e culturale, dalla necessità di formare la futura classe dirigente del partito e della Nazione. Immaginare una riorganizzazione della struttura tale da mettere in collegamento le tante anime che operano sul territorio nazionale, dai giovani Amministratori Locali ai nostri rappresentanti nelle Consulte Provinciali degli studenti, così da elaborare strategie d’intervento comuni, mettendo le idee di ognuno a disposizione della Comunità Nazionale. Su questo nuovo ruolo ritagliato ad hoc per il nostro mondo occorre rimodulare l’impegno e l’attività di Azione Giovani, Azione Studentesca, Azione Universitaria, perché la nostra Compagnia sappia tener fede agli impegni presi, e onorare un compito arduo, ma possibile.
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